Per anni avrebbe diffuso sui social network e nelle redazioni giornalistiche siciliane una vicenda completamente inventata, accusando un sacerdote agrigentino di gravi delitti mai avvenuti.
Ora per un trentacinquenne di Siculiana, indagato per stalking ai danni del parroco di una nota chiesa di Agrigento, è scattato il divieto di avvicinamento con l’applicazione del braccialetto elettronico.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, l’uomo avrebbe messo in piedi una vera e propria campagna persecutoria, utilizzando profili social falsi per inviare per anni messaggi, immagini e video nei quali raccontava la presunta scomparsa di una donna chiamata Samantha Castelli, mai esistita.
Una storia che l’indagato avrebbe tentato più volte di accreditare anche presso testate giornalistiche siciliane.
I giornalisti, dopo aver verificato le segnalazioni con le forze dell’ordine, avevano accertato che si trattava di una bufala, ma ciò non avrebbe fermato l’attività dell’uomo.
Secondo l’accusa, il trentacinquenne avrebbe continuato a pubblicare contenuti, arrivando ad accusare pubblicamente il sacerdote di stupro e omicidio, sostenendo che la donna fosse stata uccisa e fatta sparire con la complicità di altri religiosi.
Già nel dicembre 2024, i carabinieri erano intervenuti con una nota ufficiale di smentita, ma l’indagato avrebbe proseguito nella diffusione della vicenda, comparendo anche in video nei quali ribadiva l’esistenza di Samantha Castelli, arrivando a diffondere immagini generate con l’intelligenza artificiale e ad accusare la diocesi di aver insabbiato tutto.
Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe frequentato la parrocchia e i gruppi di preghiera per scattare fotografie poi utilizzate nei video pubblicati online.
A seguito delle denunce presentate dal sacerdote, la Procura ha disposto una perquisizione domiciliare e il sequestro di computer e telefoni.
Le indagini hanno inoltre individuato alcuni canali Telegram, riconducibili all’indagato, da cui sarebbero partiti i primi messaggi sul presunto caso.

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