Siculiana, imprenditore accusato di estorsione, due testi lo scagionano


Ripartito ieri il processo che vede alla sbarra l’imprenditore
Antonino Gagliano, 50 anni, accusato di estorsione con metodo mafioso ai danni del collega costruttore Carmelo Colletto al quale, sostiene l’accusa, avrebbe imposto il racket.
Ieri sono stati sentiti due testi che di fanno hanno scagionato indirettamente l’imprenditore. Nessuna fattura gonfiata. La fornitura di calcestruzzo sarebbe stata superiore a quanto era stato previsto nelle fasi iniziali perché vi sarebbe stata “la rottura della pompa, con la conseguenza che un camion di materiale fu buttato e fu necessario procedere a una variante del progetto che aumentò la cubatura”.
Questo quanto dichiarato dai due testi.
L’imputato si è sempre difeso dichiarando: “Doveva darmi dei soldi per delle forniture di calcestruzzo, non gli ho mai fatto alcuna cresta come sostiene lui. Quando ha ricevuto il decreto ingiuntivo mi ha promesso che me l’avrebbe fatta pagare e infatti sono qua, sul banco degli imputati”.
Uno dei testi, un operaio ha dichiarato ai giudici, nell'udienza di ieri: “Non ricordo quando ma quando lavoravo in quel cantiere ci siamo dovuti fermare perché si ruppe la pompa e abbiamo buttato una betoniera di calcestruzzo”.

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