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Nuovo contratto non firmato, Siciliacque dà l’ultimatum: “Da domani stop all’acquedotto”

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E’ un ultimatum in piena regola rispetto al quale, da quanto è dato sapersi, non è stata ancora trovata una soluzione nonostante si rischi – lo dicono gli enti coinvolti – una nuova “mazzata” per i cittadini sul fronte della fornitura idrica.

Nella giornata di domani, 18 marzo, Siciliacque procederà all’interruzione del cosiddetto vettoriamento dell’acqua proveniente dal “Campo pozzi Grattavole” di Sciacca attraverso l’acquedotto Favara di Burgio. Si tratta di una portata di circa 150 litri al secondo che verrebbe a mancare improvvisamente al sistema.

Non un fulmine a ciel sereno: il vettoriamento (che si traduce con il mettere a disposizione di AICA l’uso delle condotte del sovrambito per spostare acqua della consortile) è un servizio che Siciliacque prestava già alla fu Girgenti Acque in forza di un contratto stipulato nel 2017. Poche settimane fa, come Grandangoloagrigento.it aveva raccontato, il sovrambito aveva comunicato la decisione di rescindere l’accordo in modo unilaterale, sia per l’importante debito maturato (oltre 400mila euro) che per il mancato pagamento del servizio dall’agosto del 2023 sia per la necessità di rivedere il contratto con un adeguamento economico al rialzo.

Una comunicazione che AICA aveva ritenuto da non tenere in considerazione, sostenendo dal proprio canto che l’ipotesi della risoluzione era da respingere, anche se, come dice il termine stesso, era appunto unilaterale, quindi senza il coinvolgimento dell’altra parte in causa.

Così sono passate le settimane fino all’annuncio della chiusura dei rubinetti, letteralmente.

Lo scorso 13 marzo il presidente dell’ATI idrico Giovanni Cirillo, ha richiesto un incontro urgente all’Assessore Regionale dell’Energia, Francesco Colianni, per scongiurare un blocco che avrebbe conseguenze pesantissime sul territorio, senza però al momento ricevere risposta.

Secondo quanto riportato nel documento a firma dell’Assemblea territoriale idrica, il distacco della fornitura “determinerebbe gravi criticità nell’approvvigionamento idrico dei Comuni della fascia costiera della Provincia di Agrigento”. Tra i centri più esposti figurano Ribera, Cattolica Eraclea, Montallegro, Siculiana, Realmonte, Porto Empedocle e Agrigento. Il rischio non riguarda solo queste città, ma l’intera rete provinciale, poiché il sistema di adduzione dell’ATO è “composto da acquedotti interconnessi”.

Un aspetto particolarmente critico riguarda gli investimenti recenti effettuati per contrastare la siccità. Il presidente Cirillo sottolinea con forza che l’interruzione “vanificherebbe la recente realizzazione degli interventi finalizzati alla mitigazione dell’attuale crisi idrica”, come il milione di euro stanziato proprio per il revamping dei pozzi Grattavole 3 e 4 che hanno permesso di incrementare la portata del campo pozzi di circa 80 l/s, una cifra definita nel documento come “comparabili alla produzione del dissalatore di Porto Empedocle recentemente realizzato”.

Davanti a questa prospettiva, l’ATI ha chiesto la convocazione immediata di un tavolo tecnico presso l’Assessorato Regionale, alla presenza sia del Gestore di Sovrambito (Siciliacque) che del Gestore di Ambito (AICA), per trovare una soluzione condivisa prima della scadenza del 18 marzo, che però è ormai a poche ore.

Questa vicenda, tra l’altro, si inserisce in un nuovo “ramo” della querelle tra gestore e sovrambito, tra debiti non pagati, forniture per le quali è stata richiesta una riduzione e problemi mai affrontati e men che meno risolti ma che dai tavoli della Regione rischiano man mano di scivolare semplicemente dinnanzi ai tribunali.


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